MIRAGE
ATTRAVERSO TE
MIRAGE
ATTRAVERSO TE
COSA DICONO DI NOI?
La chiave di lettura della mostra, l'overview che la solidifica, sta nel confronto tra i due artisti, nella Miscela, appunto, che li lega e che li rende totalmente complementari, come le tinte che utilizzano.
La morbidezza aerea di Marylou aderisce perfettamente alla severità tagliente di Lavel
Francia: si toccano, si studiano, si comprendono, si completano.
Nel rollercoaster emozionale sul quale ci trascinano, veniamo sottoposti a irresistibili stimolazioni che giocano con i nostri sensi. Vorremmo toccare la tridimensionalità dove esiste solo la bidimensionalità, vorremmo rimanere impassibili davanti alle esplosioni cromatiche di una galassia che riflette il nostro volto e il nostro subconscio, vorremmo entrare in uno spazio che ci attrae e respinge come un polo magnetico impazzito.
II MIRAGE creato da Chiara Marylou e Cesare Lavel Francia è un enigma che può essere risolto soltanto ATTRAVERSO TE.
Fabrizio Modina
DESIGN - ILLUSTRATION
Chiara Marylou e Cesare Lavel Francia osservano il mondo filtrandolo attraverso le trasparenze di gemme preziose. Con gli strumenti della digital art e della fotografia questi due artisti hanno generato un'estetica di metafișica liquida dove il tempo non si nisura in ore ma in colori. Ametista, smeraldo e topazio sono le tonalità delle pietre che Marylou ha trasportato dalla dimensione fisica a quella virtuale, come una fattucchiere che polverizza la materia riducendola in pixel.
Una volta immerse nel suo calderone digitale, le gemme hanno subito altri passaggi di stato e dopo avere sperimentato stati multiversali solidi e liquidi, si sono cristallizzate in nubi gassose dai riflessi cangianti.
Riportate sul piano tridimensionale le gemme sono state compresse nella bidimensionalità, pur conservando magicamente le loro proprietà di rifrazione e, in ultimo, sono state spalmate su specchi che ne ricostruiscono le geometrie spaziali.
Fabrizio Modina
PHOTOGRAPHY
L'obiettivo di Cesare raccoglie le fluttuazioni di queste polveri alchemiche, che si fissano sull'immagine trasfigurandola al di fuori del tempo e dello spazio.
Come un laser chirurgico, l'impercettibile lama che separa la luce dall'oscurità taglia di netto le torme architettoniche inquadrate dal totograto, disegnando pieni e vuoti che vengono riempiti alternatamente dal colore e dalla sua totale assenza.
Pari a sagome di una scenografia teatrale, i palazzi diventano giochi prospettici puri, solidi geometrici che convivono in una costante magrittiana di sospensione tra notte e giorno, verità e finzione, naturale e artificiale.
Su questo schema pittorico inquadrato nello scatto, i colori arancio, smeraldo e viola si distribuiscono come materia fluida per equilibrare la lettura emotiva dell'opera, stemperando la crudezza brutalista con la percezione subliminale che il nostro occhio imprime soggettivamente in ogni nuance.
Serenità e inquietudine si fondono in una realtà indefinita dove le poche figure umane presenti nel landscape sono poco più di ombre senza funzione, ospiti inattesi che richiamano, in lontananza, memorie di De Chirico.
Fabrizio Modina